Diario

Near, far, wherever you are

Oggi sono uscita e, mentre me ne stavo in riva al fiume sotto il sole, con le gambe incrociate e gli occhi socchiusi nel tentativo di non brasarmi le retine, mi sono ricordata di quei giochi che si compravano d’estate, di solito al mare, da qualche venditore ambulante lungo la strada. Ve li ricordate quei sacchettini di gomma colorata ripieni di farina con due occhi adesivi per niente adesivi e un ciuffetto di capelli di lana? Quelli che potevi modellare come volevi, ma che se ti azzardavi a farlo per davvero ti esplodevano in mano causando l’ira di chiunque ti stesse accanto?

Ecco. Stavo pensando che in questo periodo, in questa fase post quarantena, siamo un po’ come quei sacchettini di gomma. 

C’è chi dice che siamo cambiati, che adesso siamo più vicini di prima; c’è chi dice che siamo cambiati, che adesso siamo più distanti di prima.

È vero, forse siamo più vicini. Quando usciamo ci guardiamo in faccia, ma per davvero adesso, forse per vedere chi ha la mascherina più alla moda, o forse perché gli occhi sono l’unica parte visibile del nostro volto per buona parte del tempo. Eppure quelli che vedo io sono sguardi arcigni, indagatori, ansiosi, spesso giudicanti. Ci guardiamo di più, ma ci guardiamo male.

È vero, forse siamo più distanti. Quando andiamo a cena fuori vediamo tavoli distanziati, piccole isole in un mare di piastrelle, entriamo uno alla volta e, se siamo fortunati, ci ritroviamo coinvolti in un romantico tête-à-tête col plexiglass su cui disegnare cuoricini come sui finestrini appannati della macchina. Eppure, mentre aspettiamo fuori il nostro turno, stiamo tutti appiccicati in fila e conversiamo con persone che un tempo non avremmo degnato di uno sguardo nel tentativo di condividere le gioie e i dolori di questa nuova realtà. 

Conosciamo l’interno delle nostre abitazioni grazie agli innumerevoli video, dirette e foto dei mesi precedenti; scopriamo che il nostro vicino non è lo zozzone che credevamo e che, invece, il nostro capo tiene la lettiera del gatto in camera da letto. Ma allo stesso tempo non ci abbracciamo più, non ci baciamo, non ci stringiamo nemmeno la mano.

Andiamo al parco cogli amici e siamo costretti a mantenere le distanze, ma veniamo a conoscenza dei più intimi segreti di chi, urlando, cerca di farsi sentire dal proprio interlocutore. Adesso so che Viviana non ha risolto il problema dei peli incarniti con il laser, che la focaccia di Marco non è lievitata come avrebbe dovuto e che domenica prossima Lucia e Daniele proveranno una nuova posizione per favorire il concepimento di un maschio. Credetemi, vivevo bene anche prima

Facciamo mostra di avere un sincero interesse verso il prossimo, ma sotto sotto stiamo tutti facendo solo il nostro interesse: chi rispettando, chi trasgredendo le regole. Portiamo tutti una maschera, anzi, una mascherina. Sì Luigi, sì signor Pirandello, hai il permesso di rivoltarti nella tomba. Due giri a destra e quattro a sinistra dovrebbero bastare.

Siamo diversi, eppure sempre gli stessi, siamo come quei sacchettini di gomma: cambiamo forma, cambiamo aspetto, ma dentro abbiamo la solita farina di sempre.