Diario

Me ne vado a f*****o

A volte mi sembra che non ci sia via d’uscita. 

No, non sto parlando di casa miala porta la vedo fin troppo bene, vivo in un bilocale, ho la tentazione a portata di mano a ogni ora del giorno.

Mi riferisco al fatto che in questi giorni sia quasi impossibile riuscire a pensare a qualcosa di bello, come dicevo nel mio ultimo articolo. E io vi giuro che mi sto impegnando tantissimo, le ho provate tutte.

Mi sono detta, pensa al futuro: non potrà piovere per sempre. Il che mi ha portato a un doppio sconforto. Da un lato, sì, è vero, non può piovere per sempre, anzi, non piove proprio più. Quasi ogni giorno, quando mi alzo e vado in balcone, vedo un bel sole splendente che sembra dirmi con voce suadente “Dai, vieni da me, forza, basta solo un passettino…” Il che mi porterebbe dritta dritta a schiantarmi giù nel giardino del vicino e, dati i nostri trascorsi, direi che forse è meglio evitare. Dall’altro lato, invece, vengo bombardata da post e notizie decisamente poco rassicuranti che illustrano studi sullo sviluppo della pandemia e sulle nuove restrizioni a cui dovremo abituarci almeno fino al 2022. Oppure, ancora peggio, mi ritrovo a fissare tetri commenti sulle vacanze estive a cui dovremo necessariamente dire addio, pena l’estinzione della specie. 

Ma voi lo sapete, vero, che le vacanze estive sono ciò che mi spinge ad andare avanti a partire da metà gennaio?! Una volta passate le feste natalizie si punta dritto alle vacanze estive; solo così si può sperare di superare quella massa informe di mesi inverno-primaverili che ci separano dal grande momento (meglio se intervallati da qualche weekend fuori porta intorno a marzo-aprile). 

Così ho deciso di rifugiarmi nel passato: ho arraffato l’hard disk più vicino e mi sono tuffata in un mare di cartelle piene di ricordi e di vecchie foto. Ho rivisto vecchi amici che non sento da una vita, famigliari ormai deceduti, luoghi che non potrò rivedere ancora fino al 2022… e ho capito di avere commesso un grave errore. Ho lasciato perdere gli archivi e mi sono concentrata su un unico momento del mio passato, uno particolarmente bello e importante per me, e ho cercato di visualizzarmi ancora lì, felice come lo ero allora. Ho cominciato a desiderare con tutta me stessa di essere in quel luogo, quattro anni fa, di tornare a quel preciso istante della mia vita… e mi sono resa conto con orrore che, se tornassi indietro nel tempo, sarei costretta a rivivere tutto questo, un giorno! 

Lo so, non è stata un’idea brillante, ma valeva la pena provare. Nonostante la sconfitta, non mi sono data per vinta. Ho fatto un bel respiro e mi sono detta: “Pensa positivo!”. E nella mia mente ha preso forma l’immagine di un tampone positivo al virus.

Ecco perché adesso sono qui. Scrivere è la cosa che preferisco fare in assoluto, soprattutto quando non mi sento bene con me stessa; lo trovo terapeutico. Questa sera avevo un unico obiettivo: mettermi al PC e buttare giù due righe per evadere, almeno per un momento, dalla realtà che mi circonda. Mi sono aggirata nei meandri della mia mente alla ricerca di un argomento diverso, ho vagato tra i ricordi e mi sono presa persino un attimo per bighellonare tra i sogni (perlopiù incubi) che ho fatto in queste ultime notti, ma senza risultato. 

E ora, mentre rileggo quello che ho appena scritto, mi rendo conto di aver fallito miseramente.

Signori, io per stasera ho chiuso.

Me ne vado a f*****o.