Diario

Le croniche di Narnia

Sì, ho storpiato il titolo e c’è un motivo; abbiate pazienza, ci arriveremo.

Ma prima: ve lo ricordate Le Cronache di Narnia

Io no

Non molto, almeno. Tutto quello che so è che avevo un librone con un leone sulla copertina relegato sul fondo della mia libreria. Il film, invece, l’ho visto tutto. Anni e anni fa, certo, ma come dimenticare lo shock nel veder comparire il mio adorato James McAvoy, conosciuto nei panni di un affascinante Mr. Lefroy (non mi sto dilettando con le rime, lo giuro), nel corpo di un fauno? La storia a grandi linee la sanno più o meno tutti. Londra, guerra, bambini, noia, armadio, SBAM! Un mondo magico tutto da scoprire. 

Esattamente. Proprio come il magico mondo di chi soffre di una malattia o un disturbo cronico, soprattutto se invisibile. Oggi mi rivolgo a tutti quelli che, come me,  nel corso della loro vita si sono sentiti soli, incompresi e spesso anche derisi a causa di un disturbo che non si vede, ma che in molti casi può rendere le cose decisamente difficili.

Non voglio ergermi a paladina degli incompresi, ma questa è per me una brutta giornata e, come al solito, sento di potermi rifugiare nella scrittura.

Avete mai sentito parlare di Disturbo Disforico Premestruale? Se avete letto il mio blog, sì. E di Sindrome dell’Intestino Irritabile? Di Sindrome da Ovaio Policistico? Di congiuntivite cronica? Di rinite allergica? Sì, immagino di sì. Ma lasciatevi stupire: avete mai sentito parlare di appendicopatia cronica? Scommetto di no, ma non è colpa vostra, tranquilli, sono io che adoro fare l’originale. 

Probabilmente molti amanti del dramma saranno rimasti delusi: “Ma come, io mi aspettavo la grande rivelazione, la malattia rara, gravissima e sconosciuta, e questa ci rifila quattro cose che conoscono tutti? Ehi, bella, non sei mica in fin di vita! Ripigliati!”

Lo so. 

Lo so, sono una delusione. Ma sono anche un po’ ipocondriaca quindi non posso escludere totalmente di avere qualcosa di grave; sono certa che se digitassi su Google i miei sintomi attuali troverei il modo di soddisfare la vostra sete di tragedia. Deve essere dura, effettivamente, per chi non ha mai sperimentato uno di questi disturbi capire come ci si possa sentire, figuriamoci se si tratta del pacchetto completo come in questo caso! 

Però suppongo che sarà capitato a tutti di avere un’influenza almeno una volta nella vita, no? Oddio, non correte a chiamare l’ASL, mi riferisco al periodo pre-Covid, quando ancora si poteva avere un attacco di starnuti di un quarto d’ora senza rischiare la multa per omicidio colposo. Ecco, provate a ricordare quell’influenza gastrointestinale e quel brutto raffreddore di qualche anno fa. Poi aggiungeteci il malumore di una giornata storta (non so, pensate a quando vi ha lasciato il vostro ex, a quando vi si è rotto il pc o a quando avete scoperto che era finito il gelato in casa) e spalmatelo su un periodo di due settimane circa. Poi metteteci quel fastidio che sentite agli occhi quando vi si ficca dentro un moscerino per sbaglio e un pizzico di emicrania da sbronza. Fatto? Perfetto. Ora prendete dei fogli di carta, della colla vinilica, delle forbici dalla punta arrotondata e provate a cimentarvi in uno dei facilissimi lavoretti proposti da Giovanni Muciaccia. Avete raggiunto il giusto livello di frustrazione? Molto bene. Shakerate il tutto e otterrete probabilmente meno della metà delle sensazioni che io (e chi come me) provo più o meno ogni giorno.

E sapete qual è la cosa buffa? Che la gente solitamente non ci crede. Quando dico di stare male, a meno che non mi abbiano effettivamente vista in preda a uno dei miei attacchi di appendicite, mi deridono, sminuiscono la cosa, pensano che non sia vero. E va bene, mi avete beccata, lo dico solo per fare scena, voglio che tutti mi immaginino piegata in due dai dolori intestinali e con il naso che cola tutte le sere prima di andare a letto. Sexy, vero? È chiaro che il mio intento sia proprio quello. 

E poi ci sono i medici. I medici sono fan di Narnia. Quasi tutti. Non lo sapevate? Ve lo dico io.

Loro amano prendere i pazienti come me, chiuderli in un armadio e fingere che non siano mai esistiti. E mentre loro a fine giornata ripongono le cartelle e vanno a fare l’aperitivo senza pensieri, hakuna matata, beati loro, tu vaghi nel mondo che sta dall’altra parte dell’armadio, un mondo magico in cui gli effetti collaterali dell’ennesima Strega Bianca che ti hanno prescritto non tarderanno a farsi sentire e tu, piccola Lucy disincantata, sai che non ci sarà nessun fauno in grado di salvarti.