Diario

Questione di numeri

Io ve lo dico: sono stufa.

Sì, dico a voi, 4 o 5 lettori (starò esagerando?) della notte, o delle 00.09, se preferite.. sono stufa marcia.

Ho fatto il mio dovere, ho parlato del virus, ho parlato dei malati, ho parlato della quarantena e persino degli scaffali saccheggiati nei supermercati, ma adesso è ora di finirla.

Tutto ciò che desidero è svegliarmi una mattina e pensare a qualcosa di bello invece di ritrovarmi davanti al solito dilemma esistenziale: leggo o non leggo le notizie? 

Quindi basta al conteggio dei morti, basta alle percentuali dei contagi, basta al numero verde e basta ai 200 metri percorribili fuori casa senza essere sanzionati. Voglio distrarmi e voglio farlo bene. E credo che dovremmo impegnarci a farlo tutti quanti. 

Lo so, molti di voi (quelli che non sono già passati all’articolo successivo, almeno) avranno alzato gli occhi al cielo ripercorrendo la propria intensa giornata e sentendosi perfettamente in pace con se stessi. È per questo motivo che ci tengo a fare questa precisazione: i giochi da quarantena non valgono. 

Non valgono le 32 torte sfornate per non farsi prendere dall’ansia.

Non valgono le 18000 flessioni giornaliere per non prendere peso nonostante le torte.

Non valgono i video online di voi che fate le torte, le mangiate e poi fate le flessioni.

Non valgono le videochiamate in cui parlate agli amici dei vostri video in cui fate le torte, le mangiate e poi fate le flessioni.

Quindi mi rivolgo a te… no, non a te che stai leggendo l’ultimo articolo complottista sul 5G, dico a quell’altro, quello là dietro che dà un’occhiata di sfuggita al quotidiano e poi si rintana nelle pagine del suo libro per evitare di essere travolto da questa valanga di brutte notizie (e se sei lombardo, saprai di doverti tenere stretto quel romanzo perché le librerie non riapriranno ancora per un po’). Dico a te che da un po’ di tempo a questa parte ti alzi la mattina e ti senti in colpa quando, dopo l’ennesima proposta di partecipare a una challenge online, ti viene voglia di ammazzare qualcuno tagliandogli la gola con la barra spaziatrice del PC.

Dico a te.

Lascia perdere i post con le foto di 10 anni fa, i video con le 7 nuove imperdibili ricette della settimana con ingredienti introvabili anche prima del contagio, il nuovo flash mob delle 17.00 sullo zerbino di casa perché il balcone è troppo mainstream, la videochiamata a 8 coi colleghi per un ape in compagnia dalla tua postazione sul wc mentre sorseggi acqua frizzante e dici che è vodka lemon.. lascia perdere. 

Non saranno queste cose a ridarti la serenità che cerchi. Piuttosto prenditi una pausa dal resto del mondo, lascia il telefono in salotto, schiaffati sotto la doccia per 15 minuti con la musica a 1000 e svuota la testa.

Magari non sarà la ricetta della felicità, ma almeno sarà un buon diversivo. E se tornando alle tue solite attività, ti sentirai ancora nervoso, fai un bel respiro e conta fino a 10.

Del resto… è solo questione di numeri, no?

Diario

Isolamento premestruale

Oggi voglio alleggerire gli animi trattando un argomento prettamente femminile: la sindrome premestruale (che poi andatelo a dire ai rispettivi compagni, fratelli, coinquilini e parenti se riguarda davvero solo le donne).

Se non avete paura di sporcarvi le mani, allora rimboccatevi le maniche e fatevi un tuffo insieme a me nell’immenso oceano di consigli e luoghi comuni legati a questo periodo delicato che interessa buona parte del genere femminile, e vediamo come affrontarlo in un momento difficile come questo.

Tanto per cominciare, ci tengo a precisare che la sindrome premestruale è una condizione che riguarda circa il 20-50% delle donne; è giusto, però, aggiungere, che esiste anche un buon 10% circa di donne affette da disturbo disforico premestruale. Qual è la differenza? Per usare una similitudine di ispirazione Disney, possiamo dire che le donne che appartengono al primo gruppo , durante quei giorni, corrispondono a Malefica nella sua rappresentazione più iconica: pelle verdastra, risata diabolica e istinto omicida. Le altre, invece, corrispondono alla sua versione draghessa incazzosa e sputafuoco. 

E ora procediamo:

Durante il periodo premestruale è preferibile prendersi del tempo per sé stesse e dedicarsi a tecniche di rilassamento usufruendo anche di discipline come lo yoga e il pilates: le palestre sono chiuse.

Qualora non fosse possibile seguire dei corsi specifici, si può provare a creare un’atmosfera di pace e tranquillità nella propria casa e meditare per almeno trenta minuti al giorno: la quarantena e la convivenza forzata sono sicuramente un ottimo punto di partenza, soprattutto per chi ha figli.

É consigliato consumare cibi ricchi di omega 3 come salmone e pesce azzurro: andatelo a dire al giapponese dietro l’angolo. Siamo tutti in astinenza da sushi. Tutti.

Bere tisane a base di erbe e droghe emmenagoghe e antispasmodiche: prima di tutto, i negozi specializzati sono chiusi. E comunque dovrei prima passare in libreria a procurami un dizionario per sapere cosa significhi, ma.. ehi, i negozi sono chiusi. L’ho già detto, forse? 

Assumere contraccettivi ormonali: che vanno prescritti dal medico a seguito di una visita ginecologica e specifici esami del sangue. Spoiler, in alcuni casi non risolvono comunque il problema!

Procurarsi antinfiammatori non steroidei (i cosiddetti FANS): dopo una fila di due ore fuori dalla farmacia, la mascherina incollata alle narici, i guanti che ti fanno irritazione e il tizio dietro che ti pressa per andare avanti, rinunci volentieri a un Momendol per buttarti, piuttosto, su un bel bicchiere di rosso. Distendi i nervi e puoi dare la colpa all’alcool per il mal di testa (o il mal di pancia) che non ti dà tregua. Il che ci porta direttamente al punto successivo.

Evitare fumo, caffè, alcolici e cioccolato: non ci resta che piangere.

Passare qualche ora all’aria aperta per diminuire i livelli di cortisolo e, di conseguenza, lo stress: non si può uscire.

Fare attività fisica: non si può uscire.

Evitare la sedentarietà: mi prendete per il culo?!

Diario

La quarantena che non ci voleva

Eccoci qui,  a circa un mese dall’inizio di questo incubo a fare i conti con l’isolamento forzato, la paura dilagante e le catene di Whatsapp.

In questo periodo mi sono imbattuta in diversi articoli, post e commenti online in cui si parla della nuova visione del mondo, della rinnovata attenzione ai piccoli piaceri di ogni giorno e dello stupore dinanzi alle meraviglie della natura che la gente sta riscoprendo durante questa insopportabile segregazione. 

La cosa mi ha fatto riflettere, e molto. 

Quindi, fatemi capire, mi state dicendo che per fermarsi un attimo, prendersi il tempo di pensare a cosa è davvero importante nella vita e iniziare ad apprezzare anche le piccole cose vi serviva una pandemia mondiale? Sul serio?!

Non bastava chiudere Facebook cinque minuti prima la sera e fermarsi a pensare alle cose belle della giornata prima di andare a dormire? 

Non potevate fare lo sforzo di alzare la testa e guardare il cielo mentre andavate al lavoro invece di fissare l’asfalto pensando a quanto odiate il vostro capo?

Non sarebbe stato più semplice ascoltare un po’ di buona musica per rilassarvi a casa invece di fissare con sguardo vacuo la tv e riempirvi la testa di chiacchiere inutili con programmi di dubbia qualità? 

Adesso non è il momento di disegnare arcobaleni e improvvisare applausi al buco dell’ozono dal balcone di casa, come a voler recuperare tutto il tempo perso prima che le quattro mura in cui viviamo diventassero la nostra prigione. In questo periodo diversi ricercatori si sono interessati all’impatto psicologico che questa quarantena avrà sulla popolazione non appena ci sarà possibile tornare alla normalità, ma la realtà è che i danni si stanno facendo sentire già adesso. Tanta gente sta vivendo stati d’ansia e di stress senza ricevere l’aiuto e l’attenzione necessari, e mentre un ragazzo qualunque deve tornare agli antidepressivi che non usava da mesi, forse anni, la madre invia le foto del suo ultimo sformatino di patate e piselli alle amiche, rigorosamente in pigiama, hashtag iorestoacasa

Se proprio non sapete cosa fare, leggete e informatevi di più ora che ne avete il tempo, concentratevi su voi stessi e sulle persone che amate, che siano vicine o lontane. E chissà che un domani, una volta riaperti i cancelli del mondo alla società, non ci sia la possibilità di avere più consapevolezza e buonsenso tra la gente comune. 

Ma se neanche questo vi basta, allora aprite pure la finestra e postate una frase a effetto sugli incredibili prodigi della natura, tanto state pure tranquilli che, una volta tornati alla normalità, non sarete più neanche in grado di distinguere la sagoma del bonsai sul balcone del vostro vicino. 

Diario

P come Panico, Pandemia, Psicosi… Piantatela!

E va bene, è un periodo difficile per tutti. 

Prendiamoci un attimo di tempo e riflettiamo sulla situazione attuale della maggior parte degli italiani residenti al nord:

Non dobbiamo andare al lavoro, o, se ci andiamo (e non lavoriamo nella sanità), lo facciamo con orari ridotti; stiamo a casa senza che il senso di colpa si faccia strada nelle nostre menti perché non è una scelta personale; abbiamo la possibilità di dedicarci ad attività che solitamente trascuriamo per mancanza di tempo ed energie; possiamo riposarci e trascorrere più tempo coi figli perché le scuole sono chiuse.

Detta così come vi sembra? Se qualcuno vi avesse proposto di fare una cosa del genere mesi fa, voi ci avreste messo la firma pur di avere tutto questo il prima possibile. Eppure adesso sembra tutto orribile e spaventoso: gente che odia il suo lavoro smania per poter correre in ufficio e persino l’insegnante più anziana e inacidita sostiene di avere nostalgia dei propri alunni. 

Ma la cosa peggiore è che tutti noi siamo alla continua e spasmodica ricerca di informazioni: prendiamo lo smartphone, accendiamo la tv, ascoltiamo la radio e veniamo bombardati da notizie più o meno veritiere che generano immediatamente il panico, motivo per cui siamo tutti sull’orlo di una crisi di nervi.

C’è chi impazzisce per la paura, e chi impazzisce per la paura degli altri.

In tutto questo caos c’è una sola cosa che tutti noi dovremmo fare: prenderci cinque minuti di tempo e leggere con calma il Vademecum Psicologico Coronavirus per i Cittadini. Un documento di facile lettura, utile a comprendere meglio la situazione attuale e a calmare gli animi. 

Se non ci preoccupiamo della nostra salute mentale, ha poco senso munirsi di guanti e mascherina. Il contagio va prima di tutto arginato nelle nostre menti e solo così saremo in grado di mettere in pratica le linee guida nel modo corretto. Perché preoccuparsi è giusto, ma cadere vittima del panico è controproducente.

E se ancora non sono riuscita a convincervi, lasciate che vi elenchi almeno dieci aspetti potenzialmente positivi di questa situazione:

  1. Nessuno parla più di Bugo e Morgan
  2. Nessuno vi darà degli sfigati se passate il sabato sera chiusi in casa a guardare Netflix
  3. Non c’è la fila al supermercato (chi ha già svaligiato gli scaffali ora ordina la spesa online
  4. Potete rimandare il vostro appuntamento dal dentista (a meno che non sia un’emergenza)
  5. Avete la possibilità di stare in pigiama tutto il giorno
  6. Non siete costretti a uscire con gente che non vi piace solo per poter dire di avere una vita sociale (nessuno ce l’ha, per ora)
  7. Nessuno vedrà quell’orrendo brufolo che vi è spuntato sul mento (per luglio se ne sarà già andato, suppongo)
  8. Risparmiate sulle gitarelle del weekend (non temete, donne, i soldi accumulati in questi mesi verrano usati per una vacanza da sogno in estate. È tutto calcolato)
  9. Non siete costretti a vedere i parenti
  10. Hanno rimandato l’uscita del live action di Mulan (scusate, ma l’assenza di Li Shang e di Mushu in cambio di una strega incazzata proprio non si può tollerare) 

Ricordate, ridere fa bene alla salute!
Meno notiziari e più svago per tutti: tanto, se vi siete barricati in casa, che ve ne fate del TG? 

Recensioni

“Sai tenere un segreto?” Di Sophie Kinsella – Recensione

Emma Corrigan è una ragazza come tante: un lavoro da assistente marketing in una multinazionale e un simpatico boyfriend. Ma, come tutte, sogna una vita diversa e ha i suoi piccoli segreti. Finché, durante un viaggio, si trova ad affrontare un volo molto turbolento e, in preda al panico, racconta tutto di sé, ma proprio tutto, al vicino di posto, che la ascolta divertito. In fondo lui chi è, se non un perfetto sconosciuto?

Diciamocelo, già da queste poche righe che troviamo sul retro della copertina del libro possiamo intuire cosa accadrà: la protagonista e l’uomo misterioso si incontreranno, si innamoreranno e vivranno per sempre felici e contenti.

E invece no. O almeno, non proprio.

Sophie Kinsella mi ha conquistata con la serie “I love shopping” quando avevo sedici anni e, da allora, mi sono sempre considerata una delle sue più grandi fan. Amo il suo stile ironico e frizzante e non disdegno la scarsa verosimiglianza di alcuni rivolgimenti di trama, purché ci sia il giusto equilibrio tra le varie parti. Motivo per cui, quando ho deciso di dedicarmi alla lettura di “Sai tenere un segreto?” ero carica di aspettativa e di voglia di divertirmi.

Le vicende della buffa e impacciata Emma, la tipica ragazza della porta accanto in cui ognuna di noi può facilmente rispecchiarsi, mi hanno tenuta incollata alle pagine del libro fin dall’inizio: la vicenda si apre con le confessioni della protagonista a un perfetto sconosciuto durante un volo in aereo, ma, quando Emma scopre che il misterioso compagno di volo con cui ha condiviso i più intimi dettagli della sua vita, dal suo amore per lo sherry dolce al suo odio viscerale per il perizoma, è uno dei due fondatori dell’azienda per cui lavora, le cose cominciano a precipitare e, nel giro di pochi giorni, la sua vita non sarà più la stessa. Emma viene, così, travolta da una serie di cambiamenti importanti dal punto di vista sentimentale, familiare e professionale, ma può contare sull’aiuto di Lissy, la sua migliore amica e coinquilina. 

Tutto bene fino al punto in cui le coincidenze cominciano a diventare sempre più assurde e la possibilità di sognare una storia d’amore come quella tra Emma e Jack si fa via via più difficile anche per le più romantiche e fantasiose lettrici. Ma, preso atto della mancanza di simili occasioni nella vita reale, il romanzo scorre liscio fino a pochi capitoli dalla fine, quando, giunto finalmente il momento di chiudere il tutto in bellezza, la nostra Kinsella decide, invece, di tirarla per le lunghe posticipando il prevedibile happy ending con alcune trovate particolarmente fastidiose (almeno per quanto riguarda la sottoscritta).

Nonostante tutto, però, la penna della Kinsella non delude e si riconferma una delle autrici più simpatiche e talentuose del genere chick-lit con un romanzo che ci fa sognare, ma che ci invita anche a riflettere sulle relazioni cogli altri, sulla sincerità e sulla nostra capacità di far fronte alle nuove opportunità che la vita può offrirci. 

Diario

Quella maledetta crostatina all’albicocca

Quella maledetta crostatina all’albicocca.

Sapevo che non avrei dovuto mangiarla, eppure non ho saputo trattenermi. Così adesso me ne sto qua a poche ore dalla cena, con il peso sullo stomaco e il senso di colpa che avanza.

Capita a tutti, no? Non è poi così grave. Ci ripromettiamo di fare i bravi, di resistere, di non fare proprio quella cosa lì, ma alla fine cediamo. Come quando usciamo con quell’amica che non vedevamo da tempo e la prima cosa che facciamo è chiederle se abbia messo su peso. Come quando andiamo alla cena di Natale coi parenti e rubiamo il posto a capotavola per non doverci sorbire il resoconto dell’ultimo torneo di briscola del nonno. O come quando prendiamo appuntamento dal dentista per una pulizia e abbiamo i denti così sensibili che disdiciamo cinque minuti prima di andare. Per sei volte di fila. 

Insomma, diciamocelo, in certi momenti la nostra forza di volontà vacilla e noi ci ritroviamo a dover fare i conti con le conseguenze delle nostre azioni, anche se in principio eravamo animati dalle migliori intenzioni. Non è colpa nostra, siamo umani e non possiamo pretendere di essere sempre perfetti.

Farsi un piccolo sconto ogni tanto è del tutto normale, anzi, oserei dire che è salutare.

Basterà non colpevolizzarsi troppo e scovare quel barattolo di bicarbonato effervescente che è finito in fondo alla credenza.

Maledetta crostatina all’albicocca. 

Diario

5 Motivi per amare San Valentino

14 Febbraio, il fatidico giorno è arrivato.

Che siamo single, felicemente accoppiati, o in una relazione complicata con il nostro frigorifero, ogni anno buona parte della popolazione trova il modo di esprimere al meglio il proprio odio anticonformista nei confronti della festa più consumistica del calendario. Me compresa.

Se siete stufi di mettere al bando rose, cuori, bigliettini romantici e maître chocolatier di fama mondiale per vestire i panni dell’opinionista di turno, ecco la lista che fa al caso vostro: trasgressiva, sexy e naturalmente.. dolce!

CINQUE BUONI, DELIZIOSI, CALORICI MOTIVI PER AMARE SAN VALENTINO:

1 – Cioccolato ovunque

2 – Cibo gratis da parte del fidanzato che ti regala la cena, da parte della mamma che ti rifila i cioccolatini che le ha preso papà, da parte dell’amica single che cucina una torta per sè e si sente in colpa a mangiarla tutta da sola, da parte dello sconosciuto che sbaglia indirizzo e consegna una cassapanca in legno massello ripiena di bignè al cioccolato a te invece che alla vicina..

3 – Fast Food deserti per un romantico tête-à-tête con la salsa barbecue sul divanetto più comodo della sala

4 – Confezioni di sushi scontate al 50% a partire dalle 23.00

5 – Cioccolato ovunque. Ops, già detto? Ok, dolci di pasta di cacao ad ogni angolo di strada

E adesso non ci resta che gettare via la corazza da duri, smettere di fare resistenza e dare finalmente inizio alle danze senza il minimo senso di colpa!

Del resto, come diceva Oscar Wilde: “L’unico modo per liberarsi di una tentazione è cedervi”.

Coraggio, dunque! Le lasagne della nonna mi attendono.

Recensioni

“Ci vediamo domani se non piove” di Joanne Bonny – Recensione

Ma dai, che sarà mai organizzare una mostra di un artista ucraino sconosciuto che ritrae solo animali spappolati? In fondo sei la direttrice della nuova galleria di arte contemporanea in Brera a Milano e questa mostra sarà solo… determinante! Non è facile addormentarsi quando i pensieri si scontrano e rimbalzano come tante palline di un flipper, e la testa di Sara sta letteralmente andando in tilt. E come se non bastasse l’ansia da inaugurazione, ci si è messa anche sua madre, che vuole trovarle un fidanzato… Proprio a lei, che sogna l’amore quello vero, romantico, con la A maiuscola, quello che capita una volta sola nella vita. Se e quando, però, non è dato saperlo… La sera dell’inaugurazione è arrivata e Sara non deve distrarsi se vuole che tutto vada per il verso giusto… ma chi è quel tipo che sta denigrando senza mezzi termini le opere esposte facendo ridere tutti? No, no, Sara, non è così che doveva andare…

“Ci vediamo domani se non piove” è il secondo romanzo di Joanne Bonny pubblicato dalla Newton Compton Editori, un romance in pena regola che vuole far sognare e recuperare fiducia nel destino. La nostra eroina è Sara, una spilungona bionda di trent’anni, una vera e propria valchiria, che crede ancora nell’amore vero e che sogna di poter vivere un giorno la stessa favola che ha visto protagonisti la sua incredibile nonna materna, Milly, ex stella del vaudeville, e il nonno Steve, suo inseparabile compagno di ballo. Durante una serata fuori con Renata, amica e collega, Sara incontra per caso Diego, il bello ma stronzo che, dopo due righe, sappiamo già essere l’indiscusso protagonista maschile della storia. 

Personalmente, da appassionata del genere chick-lit e della letteratura rosa in generale, devo ammettere con rammarico di non essere rimasta particolarmente colpita da questo libro. La narrazione è scorrevole, certamente è un romanzo che si può leggere senza grosse difficoltà anche la sera prima di andare a dormire, ma la trama è fin troppo scarna e scontata. I personaggi della storia, fatta eccezione per i due protagonisti, vengono presentati in modo superficiale, e, nonostante il passato della sua famiglia rivesta una grande importanza nella vita di Sara, troviamo pochissimi momenti di intimità e confronto tra la protagonista e la madre. Largo spazio è dedicato, invece, agli interminabili battibecchi tra i due piccioncini che, caso vuole, non si accorgono del loro amore reciproco fino a pochi capitoli dalla fine e dalle inutili elucubrazioni della protagonista che sembra voler spiegare a tutti i costi quello che il lettore ha già perfettamente capito grazie al resto della trama. Come se non bastasse, a un passo dal lieto fine, il brodo viene inutilmente allungato a causa dei tentennamenti di Sara che si appoggia all’unico ostacolo della storia, dal sapore sicuramente romantico, ma troppo debole per stare in piedi. 

Nota positiva è la presenza della danza, elemento determinante, che accompagnerà i protagonisti fino alla fine, ma i riferimenti al mondo dorato di Fred Astaire e Ginger Rogers, se all’inizio danno quel tocco vintage in più, a lungo andare iniziano a stufare. 

Ciliegina sulla torta, se da un lato troviamo un protagonista maschile forte, un Rhett Butler 2.0 in piena regola, scontato, ma ancora capace di far sognare, e che nel corso degli eventi ha una sua crescita e una sua evoluzione, dall’altro troviamo, invece, Sara, una donna testarda e dalla parlantina vivace, che, purtroppo, risulta antipatica dall’inizio alla fine, senza possibilità di redenzione, almeno per quanto mi riguarda.

In definitiva, “Ci vediamo domani se non piove”, è una commedia romantica messa nero su bianco, consigliata a chiunque abbia voglia di un po’ di romanticismo facile e dal gusto rétro, ma che sconsiglio vivamente a chi, come me, preferisce la verve e il tocco comico di autrici come Sophie Kinsella (“I love shopping”) e Chiara Moscardelli (“Volevo essere una gatta morta”). 

Diario

Voglio andare a Sanremo

Voglio andare a Sanremo.

Ma non lo sentite anche voi questo profumo di salsedine nell’aria? Il rumore delle onde che si infrangono sugli scogli? L’umidità che ti arriccia i capelli tanto da farti sembrare appena uscita dalla doccia, ma non abbastanza da creare quell’effetto bagnato che andava tanto di moda negli anni Novanta

Ebbene lo ammetto, ogni volta che a febbraio spunta un raggio di sole, la mia mente si proietta automaticamente su una spiaggia e tutto quello a cui riesco a pensare sono le serate fuori cogli amici, le corse di notte in riva al mare e la stitichezza da vacanza. 

Sono nata a gennaio e sono letteralmente arrivata con la neve (un giorno vi racconterò esattamente com’è andata e non serve essere dei grandi investigatori per capire che ha che fare col mio nome), ma amo profondamente l’estate. Per me i mesi invernali sono solo una lenta agonia in attesa che torni la bella stagione, e appena superato il capodanno sono già pronta per le vacanze estive. Una volta ho proposto alla mia famiglia di festeggiare l’Epifania in giardino, in costume da bagno e con un pranzo a base di prosciutto e melone, ma la bronchite del nonno ha avuto la meglio e non se n’è fatto nulla. 

Ecco perché ho deciso che voglio andare anche io a Sanremo.

Non per il Festival.

Non per Amadeus.

Non per Beppe Vessicchio.

Per il mare. 

E smettetela di stare tutti quanti a criticare la tutina di Achille Lauro, probabilmente stava solamente tornando da una nuotata e non ha fatto in tempo a cambiarsi. Che sarà mai? 

Diario

E adesso?

E adesso?

Beh, adesso si ricomincia.

La cosa più difficile e spaventosa dei nuovi inizi è capire ciò che si ha intenzione di fare e creare un piano efficace, ma io questa volta ho deciso di seguire l’istinto. Troppo spesso nella vita mi sono lasciata traviare da “quello che andava fatto” e da “ciò che era giusto” e ogni volta dove sono finita? In lacrime sul divano di casa mia, sommersa da una montagna di fazzolettini di carta bucati e umidicci (quando capiranno che quattro veli NON bastano?!). Intendiamoci, non voglio rimangiarmi quello che ho detto, amo il dramma, ma c’è una piccola differenza tra “avere bisogno di emozioni forti” e “avere due borse sotto agli occhi così profonde da poterci infilare la spesa settimanale di una famiglia di otto persone. Per due mesi.” 

Non lasciatevi ingannare, quello che dice la gente non è sempre giusto. Così come quello che voi dite a voi stessi non è giusto, ma spesso è solamente l’eco di quello che la gente dice. Ecco perché non dovremmo lasciare che la società e il sentire comune insozzino il nostro dialogo interiore con le loro credenze e i loro falsi miti. Ma avremo tempo per discutere anche di questo.

E così eccomi qui, pronta a parlarvi di tutto ciò che mi passerà per la mente lasciandomi guidare dalla pancia, solo e soltanto da quella, sia che si tratti di argomenti felici, leggeri, divertenti e spensierati, sia che si tratti di temi tristi, pesanti e più o meno impegnativi. Se deciderò di scrivere appena prima di pranzo, poco male, vorrà dire che parleremo di pizza e patatine fritte. Ma per non ripetere il celebre episodio di Fantozzi con “La corazzata Potemkin” basterà evitare di mettersi davanti al pc poco dopo una colazione a base di doppio cappuccino al latte di soia e brioche ai cinque cereali, dico bene?