Diario

La quarantena che non ci voleva

Eccoci qui,  a circa un mese dall’inizio di questo incubo a fare i conti con l’isolamento forzato, la paura dilagante e le catene di Whatsapp.

In questo periodo mi sono imbattuta in diversi articoli, post e commenti online in cui si parla della nuova visione del mondo, della rinnovata attenzione ai piccoli piaceri di ogni giorno e dello stupore dinanzi alle meraviglie della natura che la gente sta riscoprendo durante questa insopportabile segregazione. 

La cosa mi ha fatto riflettere, e molto. 

Quindi, fatemi capire, mi state dicendo che per fermarsi un attimo, prendersi il tempo di pensare a cosa è davvero importante nella vita e iniziare ad apprezzare anche le piccole cose vi serviva una pandemia mondiale? Sul serio?!

Non bastava chiudere Facebook cinque minuti prima la sera e fermarsi a pensare alle cose belle della giornata prima di andare a dormire? 

Non potevate fare lo sforzo di alzare la testa e guardare il cielo mentre andavate al lavoro invece di fissare l’asfalto pensando a quanto odiate il vostro capo?

Non sarebbe stato più semplice ascoltare un po’ di buona musica per rilassarvi a casa invece di fissare con sguardo vacuo la tv e riempirvi la testa di chiacchiere inutili con programmi di dubbia qualità? 

Adesso non è il momento di disegnare arcobaleni e improvvisare applausi al buco dell’ozono dal balcone di casa, come a voler recuperare tutto il tempo perso prima che le quattro mura in cui viviamo diventassero la nostra prigione. In questo periodo diversi ricercatori si sono interessati all’impatto psicologico che questa quarantena avrà sulla popolazione non appena ci sarà possibile tornare alla normalità, ma la realtà è che i danni si stanno facendo sentire già adesso. Tanta gente sta vivendo stati d’ansia e di stress senza ricevere l’aiuto e l’attenzione necessari, e mentre un ragazzo qualunque deve tornare agli antidepressivi che non usava da mesi, forse anni, la madre invia le foto del suo ultimo sformatino di patate e piselli alle amiche, rigorosamente in pigiama, hashtag iorestoacasa

Se proprio non sapete cosa fare, leggete e informatevi di più ora che ne avete il tempo, concentratevi su voi stessi e sulle persone che amate, che siano vicine o lontane. E chissà che un domani, una volta riaperti i cancelli del mondo alla società, non ci sia la possibilità di avere più consapevolezza e buonsenso tra la gente comune. 

Ma se neanche questo vi basta, allora aprite pure la finestra e postate una frase a effetto sugli incredibili prodigi della natura, tanto state pure tranquilli che, una volta tornati alla normalità, non sarete più neanche in grado di distinguere la sagoma del bonsai sul balcone del vostro vicino. 

5 pensieri riguardo “La quarantena che non ci voleva

  1. Io spesso sto meglio a casa mia che in altri luoghi dove sono costretta ad andare. Adoro i viaggi, gli esseri umani con tanto sapere in corpo, quelli strani, le persone da ammirare e dalle quali trarre tanto sapere. Quanto mi mancano queste cose..finita la quarantena non avrò nulla di tutto questo, sono anni che non mi confronto più con il bello! Quanta noia ed approssimazione! Allora casa, con i miei cari, le foto della Siria, le luci soffuse, Ben Harper in sottofondo..sono molto” molto meglio di ciò che mi toccherà finita sta Pandemia!

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  2. Ciao. Credo che il fatto di essere costretti in casa abbia aperto uno scenario nuovo a questi elementi che descrivi, quindi messi di fronte a una nuova realtà sono stati costretti a riabilitarsi. Ma non credo che durerà. 😉
    Bello il tuo modo di portare avanti questo blog. 😊👍

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